Ogni viaggio ha il suo perché e ogni viaggio ha la sua dignità. Nella strana commistione di esperienze e fortunose conoscenze che rendono la vita meritevole di essere vissuta, decido di seguire l’invito lanciato da un’amica che crede nel racconto del viaggio, nella condivisione delle esperienze. Lei ha concepito l’idea e l’ha realizzata nelle pianure californiane, culla del miracolo tecnologico dell’ultimo trentennio, nella Silicon Valley. Io invece mi trovo nel continente nero, nel mondo povero, anzi no, poverissimo, dell’Africa Sub sahariana, vivo in Senegal, più precisamente a Thies.

Vi chiederete perché due scelte così diverse, seppur abbiamo condiviso il percorso di studi, la crescita professionale e adesso la volontà di fare la tesi all’estero. Semplice: siamo assetati di esperienze grandiose e vogliamo assaporare tutto quello che la vita può darci e in questo preciso istante il mio istinto di viaggiatore mi ha portato nell’estremo Sud del mondo e ha portato lei nell’estremo Nord (inteso in senso economico).

Così decido di impugnare la penna quando sono già in Senegal, perché, solo una volta qui, mi sono reso conto che certe esperienze DEVONO essere raccontate. Lo farò a sprazzi, regalandovi di tanto in tanto un racconto, senza regolarità temporale, su questi tre magici mesi che mi appresto ad affrontare. E all’ombra di un Baobab, l’albero maestoso simbolo del Senegal, l'”albero dai 1000 anni”, proverò a raccontarvi di questa civiltà millenaria, spesso poco conosciuta al nord del Mediterraneo, vista con gli occhi di un ragazzo bianco.

di Alessandro Piro

2 novembre 2011

Non è raro mangiare carne fresca. Per fresca intendo che l’animale è stato ucciso il mattino stesso. Il giorno del suo compleanno, Youssou ha voluto comprare un’anatra che nel giro di qualche ora è passata dalla gabbia al forno di casa. La scorsa domenica invece ha afferrato il pollo che allevavamo da qualche mese, gli ha tagliato il collo con un coltello ed è il povero pennuto è diventato il protagonista del nostro pranzo. Se quello dei fratelli Coen non era un paese per vecchi, questo non è un paese per vegetariani.

E’ stata a mangiare da noi Sadio, che, come accennavo, è islamica arabica, ossia appartiene all’islam tradizionalista e a un certo punto faccio una battuta degna di Calderoli, che non ha fatto ridere per niente: dico “guarda che questo non è pollo, è maiale” lei mi guarda malissimo e continua a mangiare dicendo che conosce bene il sapore del pollo. Poi ne penso un’altra, ma stavolta mi trattengo dal dirla ad alta voce: ma se da noi ai bambini che lasciano il cibo dicono “pensa ai bambini africani che muoiono di fame”, qui cosa gli dicono? “Pensa a tutti i bambini europei che non hanno di che mangiare?” No probabilmente no.

Il divieto di mangiare carne di maiale è solo la più nota delle pratiche muslim, un’altra è il divieto di bere alcool e infatti stavo per prendere la birra dal frigo e Youssou mi dice che preferisce non berne perché Sadio poi chissà cosa può pensare. Ma una cosa ancora più strana è il fatto che gli islamici tradizionalisti non possono aver nessun contatto fisico con l’altro sesso, a meno che si tratti del proprio marito, ragion per cui Sadio non può nemmeno stringermi la mano; è un peccato perché lei è simpatica, scherziamo spesso e devo sempre trattenermi da dimostrazioni d’affetto come carezze o abbracci.

La simpatia è reciproca, lo capisco perché Sadio mi dimostra il suo affetto volendo a tutti i costi trovarmi una moglie. Sì, si tratta proprio di matrimonio. E allora mi propone una sua cugina, mi fa vedere la foto su Facebook e io ingenuamente le chiedo se fosse maschio o femmina, perché davvero non si capiva; chiedo pure consulto a un amico il quale sostiene che la fanciulla somigli a Balotelli con le trecce. Lei allora si è offesa e mi dice che ho perso una grande possibilità. In effetti la stessa sera, accompagnandola a casa, ci presenta la cugina ed è niente male, ha un fisico statuario e un bel sorriso. Ma non do seguito ai miei pensieri, d’altronde sono qui per fare la tesi.

Comunque qui il pensiero del matrimonio è una costante, appena un uomo incontra una bella donna la prima cosa che le chiede non è “vuoi uscire a bere una cosa”, ma è “vuoi essere mia moglie?”. Il motivo di tanta leggerezza forse risiede nel fatto che per i musulmani è molto meno complicato ricorrere al divorzio e comunque il matrimonio è visto in modo diverso rispetto alla nostra idea. Sadio, ad esempio, è in attesa dell’uomo giusto e dopo una discussione sulla poligamia, promette che sceglierà un uomo ancora non sposato, perché non vuole essere la seconda moglie di nessuno, nonostante sia permesso dalla sua fede e soprattutto molto comune da queste parti. Lo spero bene, merita un marito tutto per lei.

Penso di fare il “Cupido” della situazione e organizzarle una cena a casa nostra con Moustapha, il contabile dell’azienda in cui lavoro per la tesi e che vedo tutte le mattine, ma lei rifiuta perché adesso si sta sentendo con un altro, che … guarda un po’ … è già sposato (alla faccia della coerenza con quanto detto qualche giorno prima sulla poligamia) ma che giura di voler divorziare dalla moglie. Anche in questo caso tutto il mondo è paese.

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