8 maggio 2015 – L’aria che si respira oggi nel mio piccolo ufficio è decisamente pesante. I conservatori hanno vinto le elezioni. E di gran lunga. Cameron sarà primo ministro per un’altra legislatura, e questa volta non avrà bisogno di allearsi con i Lib Dems di Nick Clegg (con cui aveva formato lo scorso governo), perché ha ottenuto già da solo la maggioranza assoluta.

esito elezioniQuesto significa che i tories potranno fare quello che vogliono, quando vogliono, come vogliono, senza bisogno dell’appoggio di nessun altro partito. Non esattamente una bella notizia per le persone più povere e per le categorie vulnerabili come i senzatetto, i migranti, i disoccupati e i disabili – presi di mira da alcuni decreti dell’esecutivo in questi ultimi anni. E dunque neanche per le persone che lavorano nel mondo dell’associazionismo e del terzo settore, come i miei colleghi, che stamattina erano ogni minuto più increduli, man mano che uscivano i risultati definitivi.

“L’unica cosa interessante sarà vedere quale strategia attuerà l’SNP per fermarli”, sento dire dalla scrivania di fianco. L’SNP, lo Scottish National Party, è il partito indipendentista scozzese. È di orientamento progressista (decisamente più di sinistra dei laburisti), e in questa elezione ha conquistato un numero sufficiente di seggi per far sentire la propria voce in Parlamento. Come ha fatto? Semplice: dopo la sconfitta al referendum sull’indipendenza, lo scorso 9 novembre, è riuscito ad allargare i propri consensi, rubando molti voti ai laburisti nei collegi della Scozia (oggi ha vinto in 56 collegi su 59).

Le altre novità del momento sono le “resignations” (cioè le dimissioni) del giorno: poche ore fa Nick Clegg si è dimesso, così come anche Nigel Farage (il temutissimo leader neonazista dell’UKIP) e naturalmente Ed Miliband, candidato dei laburisti nonché sfidante numero 1 di Cameron. Le dichiarazioni sembrano una cantilena già sentita: “Mi prendo tutta la responsabilità” dice Miliband, mentre Clegg si butta su “Questo è un momento molto buio”. Il più originale è (come al solito) Farage: “C’è una parte di me che è delusa, ma dall’altro lato sono più felice di quanto non lo sia mai stato in questi ultimi anni”.

I giornali, nel frattempo, parlano già di una futura riforma elettorale, perché l’attuale (complicatissimo) meccanismo di assegnazione dei voti finisce per premiare alcuni partiti e svantaggiarne altri. Il territorio del Regno Unito, infatti, è suddiviso in 650 collegi uninominali, ognuno dei quali elegge un membro della Camera dei Comuni, senza dare alcuna importanza allo scarto dei voti con il partito arrivato secondo in quell’area. Ad esempio, il Green Party è riuscito a conquistare solamente un seggio alla Camera, pur essendo stato votato da più di un milione di persone. Anche l’UKIP si lamenta: un solo seggio anche per loro, ma quasi 4 milioni di voti (più di Lib Dem e SNP messi insieme).

Per concludere, è già nell’aria un nuovo referendum in Scozia, che si dovrebbe tenere nei prossimi mesi. E questa volta, con un SNP così forte, è possibile che vincano i “sì” e che la Scozia infine ottenga l’indipendenza. Con questo chiudo, buon post election day a tutti.

Articolo tratto dalla rubrica I marciapiedi di Londra, già pubblicata sul sito di Piazza Grande, il giornale di strada.

Annunci