11873717_10206357940980128_4763514177256090808_n4 agosto 2015 – La prima notte, ho dormito allo Scurìa, unico centro sociale di Foggia, occupato 1 anno e 3 mesi fa. Posto enorme, con palestra, laboratorio di pittura, di intaglio, sala prove, sala concerti, biblioteca, sala ricreazione, ciclofficina, sala breakdance, più una serie di stanze con letti per gli ospiti. I muri sono per la maggior parte ricoperti da graffiti appena disegnati da artisti della città e non.

Essendo Foggia una città tradizionalmente di estrema destra, tutti i gruppi della sinistra si sono raccolti allo Scurìa, superando le divisioni tra diverse correnti, almeno per questa volta. Un fatto che mi ha colpito positivamente è che il centro sociale è frequentato non solo da universitari, ma anche da lavoratori, disoccupati o ragazzi delle superiori. È molto più inclusivo di tanti altri spazi.

11903937_10206357938460065_5552768423079549835_nLa cosa che invece mi ha fatto sorridere è il lessico usato all’interno dello Scurìa: le parole sono usate come etichette, necessarie per riconoscersi a vicenda. Qui tutti si chiamano tra di loro “compagni”. I compagni sono quindi gli amici, anche se ho già potuto constatare che molto spesso di è in disaccordo con altri compagni. Poi ci sono i “fascisti”, gli esponenti dei gruppi di destra. I fascisti sono i cattivi. Non viene esclusa neanche la violenza fisica nei loro confronti, a volte gli scontri sono “necessari”, si dice. Mi chiedo allora se i gruppi di estrema destra si chiamino “fascisti” tra loro, o con quale altro appellativo. “Il fascista Antonio si occupa di portare lo striscione alla protesta tal dei tali”. Mmm… non mi suona granché bene.

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