20430359672_c735de53c4_o8 agosto 2015 – Saliamo sul furgoncino scassato, destinazione Borgo Tressanti, dove vicino all’inceneritore è nata una baraccopoli dove vivono più di cento rom bulgari. Vengono quasi tutti da Sliven, un paesino dove si è diffuso il mito dell’Italia terra promessa. Ogni primavera, queste persone fanno i bagagli, li infilano nella loro roulotte e partono con tutta la famiglia per il sud Italia. Si stanziano poi in questo paesino a meno di un’ora di macchina da Foggia, in particolare in questo spiazzo, che d’inverno è praticamente disabitato, ma che d’estate ospita baracche, case mobili e tende.

20412797376_064d6e3e7d_oQuando arriviamo, l’impatto è fortissimo. Sembra che uno strato di polvere ricopra tutto e omogenizzi i colori in un identico grigio. Questo strato si posa sulle baracche, sulle macchine, sui furgoni, sul terreno, sulle ciabatte di chi abita lì, persino sui cani e sui gatti randagi. Ovunque sorgono casupole che sembrano stare in piedi per miracolo, fatte con un incastro di lamiere, pezzi di legno, compensato e cartoni.

Le donne scure, con i capelli legati in una lunga treccia e le pesanti gonne coloratissime, sono affaccendate con i loro bambini in braccio. Alcune lavano i vestiti in grosse catinelle stracolme di acqua insaponata, altre grigliano verdure su un fuoco improvvisato sul terreno secco. I panni stesi un po’ ovunque sembrano gli addobbi colorati di un campo tutto grigio. Un uomo ripara automobili con pezzi di ricambio vecchissimi, presi chissà dove, mentre i bambini giocano nella terra con chiodi e bulloni. Più in là un gruppo fa festa, con la musica balcanica sparata a tutto volume e gli uomini che chiacchierano seduti in cerchio.

20250951060_1342d4bd9e_oLa divisa è per tutti la stessa: canottiera, cappellino, pantaloni vecchi e ciabatte da spiaggia. Su un furgone dal parabrezza spaccato, un uomo ricoperto da decine di tatuaggi vende cibo proveniente direttamente dalla Bulgaria. “Ogni tre giorni mando un furgone a prendere nuove scorte e le porto qui per rivenderle”. Si può trovare così carne secca, bottiglioni di limonata, merendine di cioccolato, tutto rigorosamente con le scritte in cirillico.

Facciamo un giro per il campo ed è così che conosciamo Boika, una signora sulla trentina che si avvicina a noi gridando. È arrabbiata perché il suo padrone non le ha pagato tre giornate di lavoro. “In Bulgaria ho tre figli e, se non mando i soldi a casa, loro non mangiano. Uno di loro ha la febbre e vorrei comprare le medicine. Se il padrone non mi paga come posso fare?” La tranquillizziamo. Lunedì mattina andremo tutti insieme dal padrone, per chiedere i soldi che le deve. Boika accenna allora un sorriso: “Ci vediamo lunedì allora. Venite eh? Promesso?”

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