striscioneAl Brennero non solo l’Austria sta costruendo una barriera per bloccare i migranti, ma ha anche sospeso i diritti fondamentali, come quello di manifestare liberamente. Lo si è capito ieri, 24 aprile, durante il corteo della rete People over borders, soffocato sul nascere da lacrimogeni e manganelli, mentre in Austria contemporaneamente si svolgevano le elezioni presidenziali. Ma cominciamo dall’inizio.

Alle 12 nel piazzale della stazione del Brennero sono arrivati diversi pullman: in tutto al raduno c’erano circa 300 persone, tra attivisti, alcuni politici e semplici cittadini. Arrivavano da Bologna, Reggio-Emilia, Rimini, Trento e Bolzano, ma anche dall’Austria e qualcuno dalla Germania. Lo striscione all’inizio del corteo è della rete People over borders, seguito da bandiere della pace, di Rifondazione comunista e di Sel. Dietro, altri cartelli di associazioni e gruppi, e slogan in italiano e in tedesco.

Un furgone con l’impianto di amplificazione rallegra l’atmosfera con musica anni Novanta, interrotta ogni tanto dai discorsi degli attivisti venuti da diverse città italiane: “Ci troviamo qui oggi, alla stazione del Brennero, a pochi passi dal confine, per protestare contro le frontiere. Da cittadine e cittadini europei, rivendichiamo la libertà di circolazione. Vi stiamo distribuendo il passaporto del mondo, l’unico che noi riconosciamo. Quando attraverseremo il confine, vi preghiamo di mostrare questo agli agenti di polizia”.

passaportoNel frattempo alcuni distribuiscono un foglio piegato in due, con la scritta “PASSAPORTO DEL MONDO – Valid for all people and for all landscapes”. Ci sono anche persone anziane e bambini, divertiti dal clima di festa. La manifestazione è pronta a partire. Ci incamminiamo verso il confine, lungo una strada a due corsie che arriva al cantiere dove sono iniziati i lavori per creare la barriera tra Italia e Austria. Lo slogan “La nostra Europa non ha confini. Siamo tutti cittadini” viene sostituito da quello in inglese “No borders, no nations, stop deportation” quando vengono avvistati i primi poliziotti austriaci.

“Cento anni fa ci si sparava tra italiani e austriaci – urla al megafono Gianmarco De Pieri, uno degli organizzatori del corteo –. Noi non vogliamo tornare a cento anni fa. Io a mio figlio non voglio lasciare un’Europa più brutta di quella che è stata lasciata a me!” In testa al corteo sfilano gommoni gonfiabili e ombrellini colorati con la scritta “welcome refugees”. Alcuni manifestanti indossano il giubbotto salvagente arancione, altri una maschera bianca sul volto. Ci sono 3 gradi sopra lo zero e inizia a nevicare, anche se c’è il sole.

mascherePrende la parola un ragazzo albanese che racconta la sua storia: “Io 24 anni fa sono entrato in Italia illegalmente dall’Albania, con documenti falsi. Adesso sono stato riconosciuto cittadino europeo. Sfido chiunque a dirmi che sono illegale: nessun uomo è illegale”.

Finalmente arriviamo vicino al cantiere, dove ci aspettano una ventina di camionette e un esercito di poliziotti austriaci. Difficile fare una stima di quanti fossero, ma ad occhio sembravano più di duecento. Alcuni sono allineati sul bordo della strada e guardano il corteo sfilare, altri sono schierati e bloccano la carreggiata per impedire il passaggio. Anche sui tetti delle case circostanti ci sono poliziotti, che con le telecamere riprendono e zummano sui volti dei manifestanti. Altri ancora si sono posizionati coi cani sulle pendici della montagna, in attesa.

ombrelliniAlle 13.50 il corteo tenta di attraversare la barriera. Parte la prima carica della polizia, manganelli vibrati in aria, qualche ferito lieve. Dal megafono gli attivisti gridano: “Rivendichiamo il nostro diritto a manifestare. Siamo venuti qui in modo pacifico, chiediamo solo di esercitare un nostro diritto, il diritto al dissenso”. La polizia risponde con altre due cariche, questa volta più violente. I poliziotti avanzano con i manganelli per far retrocedere il corteo, vanno contro i manifestanti e lanciano lo spray al peperoncino, che per colpa del vento arriva anche a chi è più lontano. Chi è stato colpito si sciacqua con bottigliette d’acqua, una ragazza viene portata in ambulanza perché aveva le lenti a contatto e gli occhi si sono gonfiati moltissimo.

Dalla schiera della polizia parte una voce amplificata, che spiega in tono asettico: “Attenzione. La manifestazione è sciolta. Tornate da dove venite pacificamente. Camminate verso l’Italia. Da adesso potranno anche essere usati i bastoni per farvi tornare indietro”. Intanto, i poliziotti si dispongono anche sul lato sinistro del corteo, circondandolo così da tre lati, con atteggiamento molto minaccioso.

“Migliaia di migranti vivono questo stesso trattamento ogni giorno quando tentano di arrivare in Europa – urla al megafono un attivista –. Volevamo lasciare dei cartelli ma non è stato possibile farlo. Questa è la fine della libertà di movimento. Guardate, polizia dappertutto. Ma cosa abbiamo fatto?” E continua: “Stanno uccidendo il sogno di un’Europa aperta, luogo di libertà e diritti. Oggi abbiamo avuto la conferma che la Fortezza Europa non è solo fuori, è anche dentro”.

La manifestazione viene dichiarata conclusa, non c’è più niente da fare. Le persone si girano e si incamminano verso l’Italia, da dove sono venute. Allontanandosi, il furgone fa ripartire la musica, il clima torna disteso. Ma improvvisamente qualche poliziotto esce dai ranghi e correndo prende per il collo Gianmarco De Pieri, trascinandolo via. Ci sono urla, non tutti capiscono quello che è appena successo. La musica si spegne, il corteo si blocca.

“Hanno preso Gianmarco!” grida un attivista al megafono. “Lo avevano individuato da prima, solo perché ha contribuito all’organizzazione di questa manifestazione. Questo atto va contro a tutte le leggi europee, non è possibile fare una cosa così. L’Austria risponderà di questa azione”. Tutti in silenzio stanno ad aspettare e capire cosa sta succedendo.

La polizia al megafono intima di nuovo: “Andatevene. La manifestazione è terminata. Tornate da dove siete venuti”. Dal corteo un ragazzo urla: “Ce ne manca uno, coglione!” e poi un coro: “Liberi tutti! Liberi subito!” La tensione sale, i manifestanti si siedono a terra pacificamente per evitare nuovi scontri. “Non ce ne andremo finché con noi non ci sarà anche Gianmarco”.

Arrivano nuove notizie: “Lo stanno interrogando – spiega Luca Casarini, leader dei disobbedienti, anche lui in corteo –. È intervenuto il Ministero degli esteri e alcuni parlamentari. Lo dovrebbero rilasciare tra un quarto d’ora e insieme a lui torneremo in Italia”. Applausi, urla di gioia.

depieriAlle 15.22 Gianmarco De Pieri viene rilasciato. A passo svelto, i manifestanti si dirigono verso i pullman. “Grazie a tutti di avermi aspettato – ride Gianmarco al megafono –. Mi accusano di aver parlato a voce troppo alta, e di avervi istigato con parole e gesti a manifestare. Ma vi sembra che servissi io per dirvi cosa fare? Ci vogliono intimidire, farci capire che non dobbiamo tornare. E noi invece qui al Brennero ritorneremo, finché non avremo un’Europa libera e aperta”. E conclude, sulla canzone Bella Ciao: “Adelante compañeros, per la libertà nostra e di tutti!”

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