Alla fine di settembre 2016, Alice Facchini e Alessandro Piro sono partiti per il Sud America, per intraprendere un viaggio che li porterà ad attraversare un numero indefinito di paesi e che durerà un numero imprecisato di mesi. L’unica tappa certa è quella iniziale: l’Ecuador. Gli spostamenti potranno avere velocità diverse e le distanze appariranno più grandi quando per percorrerle si utilizzeranno le suole delle scarpe invece delle ruote di un autobus o di una rotaia di un treno. Per raccontare questa realtà percepita, questa geografia distorta, questo percorso improvvisato, accidentato, ricamato dal caso, è nata la rubrica “Distanze sudamericane”. Buona lettura.

3 ottobre 2016 – Quando si parla di un viaggio in Sud America, l’Ecuador viene spesso considerata come una meta di serie B, meno affascinante del Cile e meno avventuroso della Colombia, meno colorato del Brasile e meno incontaminato della Bolivia, meno storico del Perù e meno divertente dell’Argentina. “Ma allora”, chiedono in molti, “perché hai scelto proprio l’Ecuador?” La verità è che in Europa in pochi conoscono l’Ecuador. Continua ad essere considerato il fratello minore di stati più importanti, di cui invece sono note la storia e le tradizioni. Ecco qui allora una breve lista di domande (e risposte) su questo Paese. Non è una lista completa né tantomeno oggettiva: si tratta solo delle scoperte e delle osservazioni di chi ha trascorso in Ecuador non più di 10 giorni.
Chi sono gli abitanti dell’Ecuador?
Gli abitanti dell’Ecuador sono gli ecuadoriani, e non gli ecuadoregni come alcuni dicono. In tutto poco meno di 16 milioni di persone, di cui la maggior parte meticci (circa il 65%), mentre il 25% sono di origine indigena (si contano più di dieci gruppi etnici diversi) e il resto sono bianchi o neri. Quasi tutti sono cristiani cattolici, e aggiungerei anche praticanti: qui la religione fa parte integrante della vita delle persone, molto più di quanto lo sia in Europa.
Che musica si ascolta in Ecuador?
Come ormai dappertutto in Sud America, in Ecuador si ascolta reggaeton. Il raggeton è un sottofondo costante della giornata dell’ecuadoriano: si inizia la mattina ascoltandolo alla radio mentre ci si lava i denti, poi lo si sente al bar durante la pausa pranzo, sparato sull’autobus di linea mentre si torna a casa, per la strada quando si passa vicino ai negozi, e poi la sera nei pub e nelle discoteche. Quando un ecuadoriano ti chiede se ascolti reggaeton, la sola risposta che si aspetta di ricevere è “sì”. In caso contrario, sgranerà gli occhi, corrugherà la fronte e ti chiederà con apprensione: “perché no?”. In Ecuador il tunz tunz tipico del reggaeton ben presto entra nel corpo e basteranno pochi giorni per arrivare ad odiarlo. Per fortuna, per chi non ama questo “ritmo caliente” ci sono anche altri tipi di musica: la salsa, che viene dalla Colombia ma che anche qui ha il suo seguito, con tanto di Salsodromi dedicati al ballo, ma anche la musica tradizionale locale, che però non sembra essere molto apprezzata dai giovani.
Com’è il tempo in Ecuador?
La risposta è: sempre uguale. In Ecuador non ci sono stagioni perché il Paese si trova sull’Equatore, e così i giorni dell’anno si somigliano tutti. Sulle Ande si oscilla tra i 15 e i 25 gradi circa, sulla costa il clima è più caldo e oceanico, mentre nella selva amazzonica l’umidità è decisamente alta, con piogge torrenziali e frequenti rovesci. L’unica cosa comune è la velocità con cui cambia il meteo: da un momento all’altro si può passare dal sole pieno al temporale, senza neanche avere il tempo di mettersi al riparo.
Cosa si mangia in Ecuador?
Un po’ di tutto, ma soprattutto patate, mais e riso. Il mais può essere cotto in molti modi: bollito, come pannocchia grigliata, come pop corn o anche come farina per le frittelle o il pane. Idem per le patate: in Ecuador si trovano patate bianche, gialle, marroni, rosse, patate aspre o dolci, morbide o dure, piccole o grandi, che si possono cuocere fritte, al forno, al cartoccio o in frittata. Ma nei mercati ecuadoregni la vera specialità è la frutta e la verdura: tanti tipi di forme e colori mai visti, che stupiscono gli occhi. Quando si trova un frutto o un ortaggio sconosciuto, per capire di che si tratta si chiedono spiegazioni al venditore, ma spesso il nome non aiuta a far chiarezza: guanabana, granadilla, naranjilla, aguacade, platano, tomate de arbol… L’unica soluzione per capire cosa sono è provarli tutti. Quando invece si va fuori a ristorante, si ha l’occasione di provare i piatti tipici della cucina ecuadoregna: il cuy (il porcellino d’india arrostito, una specialità indigena), il maiale hornado (arrosto), i llapingachoz (frittelle di patate e formaggio servite con uova fritte), e poi le zuppe, di molti tipi diversi (la più strana che si può trovare è quella con i pop corn che galleggiano nel brodo).
Come ci si sposta in Ecuador?
Per le lunghe tratte, principalmente con i bus. La ferrovia viene utilizzata quasi esclusivamente per il trasporto di merci e non di persone (come in quasi tutto il Sud America), e così gli autobus restano l’unico mezzo pubblico per chi deve coprire grandi distanze. Per gli spostamenti brevi invece, oltre agli autobus, c’è un efficace sistema di taxi, numerosi ed economici. Nei paesini più piccoli invece si possono trovare le “camionetas”, pick up dove le persone vengono caricate nel retro aperto e che fungono da taxi collettivi. Nella foresta amazzonica invece ci si muove prevalentemente in barca o in canoa.
Qual è la moneta dell’Ecuador?
La moneta dell’Ecuador è il dollaro statunitense. Sì, avete letto bene, non esiste un’altra moneta locale. Nel 2000 il sucre è stato completamente sostituto con il dollaro americano. L’allora presidente Mahuad disse di farlo per far fronte all’inflazione rampante e alla contrazione del PIL; il popolo lo considerò invece un modo per favorire gli Stati Uniti, che così hanno in pugno l’economia dell’Ecuador, che da allora non può più coniare moneta e deve importarla dalla Federal Reserve a tassi di interesse molto alti.
Quanto costa la vita in Ecuador?
Poco. Molto meno che in Italia, ma più che in altri paesi dell’America Latina, come la Colombia, la Bolivia e il Perù. Questo soprattutto da quando è stato introdotto il dollaro, che ha portato a un aumento del carovita e ha ridotto molte persone in povertà. “Quando ero adolescente, con l’equivalente di un dollaro odierno potevo portare la mia fidanzata al cinema, pagarle i pop corn e anche il taxi che la riaccompagnasse a casa – racconta un signore quiteño -. Oggi con un dollaro non potrei neanche pagare il biglietto di ingresso per me”. Comunque, per chi è abituato ai prezzi europei, l’Ecuador rimane un paese molto economico: un pezzo di pane costa 30 centesimi, il bus circa 1 dollaro per 1 ora di viaggio, un taglio di capelli 2/3 dollari.
Chi governa l’Ecuador?
Raphael Correa, il presidente della “Rivolucion ciudadana”: da quando si è insediato nel 2007, ha raddoppiato gli investimenti per la sanità e l’istruzione e grazie alle sue misure la povertà e la disoccupazione sono scese drasticamente. Molto popolare all’inizio, oggi Correa sta assumendo atteggiamenti sempre più autoritari: ha sospeso la libertà di stampa varando una legge che colpisce i giornalisti che non fanno il loro lavoro in modo “oggettivo”, ha chiuso diverse scuole che promuovevano la cultura indigena e ha sciolto Pachamama, ONG ambientalista che era contro il suo progetto di estrazione del petrolio nel parco naturale Yasunì. Da quest’anno sono iniziate le trivellazioni e la costruzione degli oleodotti: le fuoriuscite di greggio portrebbo devastare lo Yasunì, che vanta una delle più grandi biodiversità del pianeta ed è abitato da alcuni gruppi indigeni isolati. C’è chi accusa Correa di seguire sempre più le orme di Hugo Chavez, statalizzando le principali industrie del paese e espandendo i poteri del presidente: “Ci andrà a finire come in Venezuela”, dicono.
Su cosa si basa l’economia dell’Ecuador?
Principalmente su tre cose: sulle miniere, sull’esportazione di prodotti agricoli (un tempo cacao, ora principalmente banane) ma soprattutto sull’estrazione di petrolio. Nel 2007 Correa ha deciso di aumentare la tassazione sul petrolio colpendo così le grandi multinazionali, il che ha permesso la Revolucion ciudadana e gli investimenti in istruzione e sanità. Ma oggi, dato il crollo verticale del prezzo del petrolio, le debolezze strutturali dell’economia stanno venendo a galla.
Quali sono le cose più strane che si vedono in Ecuador?
Innanzitutto, che non si può buttare la carta igienica nel water: la pressione dell’acqua è così bassa che basta poco per intasare le tubature. Poi i venditori ambulanti onnipresenti, che arrivano a salire anche sugli autobus per vendere caramelle, gelati, frutta o biglietti della lotteria. Un’altra particolarità sono i negozi di rimedi naturali (tisane, profumi, candele, piante) per curare ogni tipo di problema: dall’acne all’impotenza, dalla caduta dei capelli all’allergia. Infine, i pastori che portano in giro per strada i lama al guinzaglio, legandogli il muso con una corda. Questo (e tanto altro) è l’Ecuador.

di Alice Facchini

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