Alla fine di settembre 2016, Alice Facchini e Alessandro Piro sono partiti per il Sud America, per intraprendere un viaggio che li porterà ad attraversare un numero indefinito di paesi e che durerà un numero imprecisato di mesi. L’unica tappa certa è quella iniziale: l’Ecuador. Gli spostamenti potranno avere velocità diverse e le distanze appariranno più grandi quando per percorrerle si utilizzeranno le suole delle scarpe invece delle ruote di un autobus o di una rotaia di un treno. Per raccontare questa realtà percepita, questa geografia distorta, questo percorso improvvisato, accidentato, ricamato dal caso, è nata la rubrica “Distanze sudamericane”. Buona lettura.

di Alice Facchini

11 novembre 2016 – Dopo nove anni di attesa e complicate negoziazioni, da oggi l’Ecuador entra a far parte del Trattato di Libero Commercio (TLC) con l’Unione Europea, che già comprendeva i vicini Colombia e Perù. I giornali e le televisioni nazionali accolgono la notizia con entusiasmo: il Paese usufruirà di tariffe ribassate negli scambi con l’Europa e di investimenti finanziari facilitati.

Si spalancano così le porte di un mercato, quello europeo, di 500 milioni di persone per un totale di 28 paesi, mica poco per un piccolo stato come l’Ecuador, che conta solo 16 milioni di abitanti. “L’accordo darà impulso allo sviluppo del Paese, rafforzerà la produzione e allargherà i mercati dei prodotti nazionali, che ora entreranno nell’Unione Europea senza dover pagare dazi”, ha dichiarato Jorge Glas, vicepresidente dell’Ecuador. Le previsioni sembrano rosee: entro il 2020 ci si aspetta un incremento delle esportazioni dell’1,6% e la creazione di 41.000 posti di lavoro.

Ma chi saranno i veri beneficiari del TLC? Uno studio della ONG Acción Ecológica mostra che l’accordo è “il trionfo delle multinazionali” e che “questo 11 di novembre chiuderà un capitolo della storia del paese, che si era mantenuto finora fuori dalle più rigide catene del neoliberismo”. Chi ci perderà saranno i piccoli produttori, che non riusciranno a competere con i concorrenti europei.

Nello specifico, ecco le 5 conseguenze che il TLC avrà sull’economia ecuadoriana:

  1. Da ora in poi ci sarà il pericolo che l’acqua venga privatizzata, visto che nel trattato è inserita una nota sull’accesso alla terra e all’acqua da parte degli investitori europei.
  2. Più di un milione di persone, per la maggior parte piccoli o medi produttori di latte, non potranno sostenere la concorrenza dei grandi produttori europei, che beneficiano di altissimi sussidi per questo tipo di bene. Si tratta soprattutto di donne contadine che hanno a carico tutta la famiglia.
  3. Le piccole imprese di prodotti alimentari non potranno esportare in Europa finché non soddisferanno i requisiti sanitari che il TLC impone. Il problema colpisce diversi settori, ad esempio quello della produzione di formaggio. In più, anche nel mercato interno queste piccole imprese faticheranno a competere con i nuovi prodotti importati dall’UE.
  4. Le sementi da ora in poi dovranno essere certificate e disporre di un registro specifico. Verranno così escluse la maggior parte delle sementi commercializzate ora dei contadini.
  5. L’accordo farà aumentare il volume delle esportazioni di gamberi ecuadoriani, che già oggi fa guadagnare al paese circa 800 milioni di dollari l’anno. Attenzione però: la gambericoltura è cresciuta nel tempo, e continuerà a crescere, a spese dei boschi, in particolare dei boschi di mangrovie, tagliati per fare spazio ai campi. Migliaia di famiglie che tradizionalmente dipendevano da questo ecosistema sono state colpite e spesso hanno dovuto emigrare.

Il TLC quindi danneggerà grandemente i piccoli produttori e chi ci guadagnerà saranno le grandi multinazionali che operano nel paese (alcune delle quali anche europee). Multinazionali che spesso violano i diritti dei lavoratori e che non rispettano l’ambiente, disboscando grandi aree e utilizzando concimi chimici altamente tossici. Come sempre, la firma di questo trattato porta con sé pochi vincitori, molto potenti, e tantissimi perdenti.

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