Alla fine di settembre 2016, Alice Facchini e Alessandro Piro sono partiti per il Sud America, per intraprendere un viaggio che li porterà ad attraversare un numero indefinito di paesi e che durerà un numero imprecisato di mesi. L’unica tappa certa è quella iniziale: l’Ecuador. Gli spostamenti potranno avere velocità diverse e le distanze appariranno più grandi quando per percorrerle si utilizzeranno le suole delle scarpe invece delle ruote di un autobus o di una rotaia di un treno. Per raccontare questa realtà percepita, questa geografia distorta, questo percorso improvvisato, accidentato, ricamato dal caso, è nata la rubrica “Distanze sudamericane”. Buona lettura.

di Alessandro Piro

29 gennaio 2017 – In Sudamerica ci si muove in bus, quasi esclusivamente. I pochi treni che ci sono vanno lentissimi ed esistono solo in funzione del turismo, può capitare che dentro ci siano balletti e altre rappresentazioni artistiche e gli onnipresenti venditori ambulanti da ogni lato. D’altronde la ferrovia fu portata da queste parti dagli spagnoli solo per poter esportare il più velocemente possibile le risorse locali e quindi per facilitare il trasporto dal luogo di estrazione al porto più vicino. Si potrebbe anche viaggiare in aereo, ma per le tratte più brevi non conviene e soprattutto qui non esiste Ryanair e c’è solo una compagnia low cost in tutto il Sud America.

Quindi praticamente viaggiamo sempre in autobus. In Ecuador i mezzi sono stati quasi sempre puntuali, sia nell’orario di partenza che in quello di arrivo. Il costo limitato seguiva la proporzione di circa un dollaro per ogni ora di viaggio. In Colombia invece, oltre a costare in media decisamente di più, le incertezze sono sempre tante. Ci è capitato di prendere un bus che dal punto A al punto B si supponeva impiegasse un certo numero di ore. Solo dopo, scoprivamo che faceva una sosta in un punto C, dove dovevamo scendere e aspettare un altro bus che ci avrebbe portato fino a B, tutto questo raddoppiando il numero di ore previste. 

I mezzi che ci hanno portato in giro per il continente erano nelle più diverse condizioni. Dagli autobus enormi a 50 posti, a volte anche a 2 piani, con tutti i confort del caso (addirittura il Wifi, un vero lusso), ai minibus da nove persone con i sedili che si staccavano dal pavimento. Purtroppo invece la guida non cambia mai, è sempre spericolata: per fare un esempio, mi è capitato di assistere ad un sorpasso del nostro bus ad un camion, su una strada di montagna, con la doppia linea continua, subito prima di una curva chiusa e con il conducente che contemporaneamente parlava al telefono. È un miracolo se sono qui a scrivere.

Per ragioni di opportunità e praticità spesso abbiamo viaggiato di notte, scegliendo autobus con poltrone comode, si riesce più o meno a dormire. A svegliarci di solito erano gli spari e gli effetti sonori dei film che ogni pullman trasmette ad alto volume al suo interno. Questa è una costante dei bus più grandi, che però peccano di poca originalità nel genere cinematografico: praticamente abbiamo solo visto film d’azione, di solito americanate con scene di violenza o catastrofiche, tipo un terremoto che annienta la città di San Francisco e i protagonisti devono salvarsi dallo tsunami che ne consegue.

Un altro simpatico aspetto ricorrente è la presenza di venditori ambulanti. Finora ci hanno offerto di tutto: cibo, bevande, gioielli, orologi, rimedi naturali per ogni tipo di malattia, ricariche, cd, penne, sigarette. La scena è sempre la stessa: un uomo entra, si ferma all’inizio del corridoio centrale e comincia scusandosi per il disturbo e con una piccola rassegna delle sue sfighe personali, poi per risollevare le sue sorti vende il suo unico e imperdibile prodotto che ha sempre un prezzo iniziale a cui sistematicamente viene fatto uno sconto imperdibile solo per noi, passeggeri del bus.

A volte questa pantomima dura diversi minuti e conquistarsi l’attenzione di un pubblico che era giusto nel mezzo della scena chiave prevedibilissima del film d’azione non è affatto facile. Ed è lì che viene fuori il venditore esperto che trasforma la delusione in divertimento, coinvolgendo i passeggeri in giochetti con in premio un super sconto sui prodotti venduti. Il migliore dei venditori che ho visto alla fine si è pure preso l’applauso convinto di tutto il pullman.

Una tecnica molto usata è quella di fare una veloce passeggiata lungo il corridoio lasciando in mano ad ogni passeggero un piccolo assaggio del prodotto venduto. A fine promozione il venditore ripassa e si riprende in mano i prodotti di chi non vuole comprare, senza mai insistere in modo fastidioso. Non mi è mai capitato di vedere un venditore che scendesse dal pullman senza aver venduto la sua merce ad almeno un passeggero, prova del fatto che queste sublimi tecniche di marketing funzionano.

20170122_070025Un’altra caratteristica costante è la temperatura glaciale a cui siamo costretti a viaggiare. Fuori può esserci un caldo torrido o una temperatura mite, in ogni caso dentro il bus l’aria condizionata è sempre sparata al massimo. Dopo la prima tragica esperienza ci siamo sempre attrezzati con maglioni, giubbini e addirittura sacchi a pelo per i viaggi più lunghi. Solo una volta ci è capitato il contrario, e lì chiaramente invece si moriva dal caldo e ci stavamo sciogliendo. Forse meglio il freddo polare.

Concludendo, bisogna dire che seppur con diversi aspetti singolari, viaggiare in bus rimane un’esperienza spettacolare per via dei paesaggi meravigliosi che abbiamo attraversato. Che si sia trattato del ramo, la pianura ad alture elevate, nella regione dei vulcani, oppure che si trattasse della giungla umida, della foresta con la sua vegetazione altissima e foltissima, o della costa o del deserto, sistematicamente ci ritroviamo a passare ore in silenzio, con la bocca aperta e o sguardo rivolto verso il finestrino.

Annunci