Alla fine di settembre 2016, Alice Facchini e Alessandro Piro sono partiti per il Sud America, per intraprendere un viaggio che li porterà ad attraversare un numero indefinito di paesi e che durerà un numero imprecisato di mesi. L’unica tappa certa è quella iniziale: l’Ecuador. Gli spostamenti potranno avere velocità diverse e le distanze appariranno più grandi quando per percorrerle si utilizzeranno le suole delle scarpe invece delle ruote di un autobus o di una rotaia di un treno. Per raccontare questa realtà percepita, questa geografia distorta, questo percorso improvvisato, accidentato, ricamato dal caso, è nata la rubrica “Distanze sudamericane”. Buona lettura.

di Alice Facchini

7 febbraio 2017 – Oggi, 7 febbraio, potrebbe diventare una data storica per la Colombia: da stamattina infatti hanno inizio i colloqui di pace tra il presidente Santos e l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), il secondo gruppo guerrigliero più importante e numeroso del paese. È un gruppo con il quale vari governi hanno già tentato negoziazioni, senza mai riuscirci. Sembra che questa invece potrebbe essere la volta buona.

Alla fine dello scorso anno tutto il mondo parlava della Colombia. Il conflitto armato, durato 52 anni, sembrava ormai finito. Il presidente Santos aveva vinto il Nobel per la Pace per aver trovato l’accordo con Timochenko, il leader delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia), il gruppo guerrigliero più forte del Paese. Eppure il 2 ottobre, al referendum sull’accordo di pace, ha clamorosamente vinto il no, lasciando a bocca aperta gli analisti, i politici e i cittadini di tutto il mondo. La sera stessa milioni di persone hanno visto Santos che, dallo schermo del loro televisore, assicurava che il Paese non sarebbe ricaduto nel caos, che il cessate il fuoco si sarebbe prolungato e che si sarebbe trovato un nuovo accordo.

Da quel momento in poi chi ha più sentito parlare della Colombia? Eppure qui il clima è caliente a dir poco. Facciamo un riassunto delle ultime puntate: Santos è riuscito a firmare un secondo accordo con le FARC. Questa volta ha deciso di non sottoporlo a referendum popolare e di farlo approvare solo dal Parlamento. Nel frattempo i guerriglieri delle FARC hanno iniziato la smobilitazione: passeranno un periodo di 6 mesi in appositi campi istituiti dall’ONU, dove progressivamente consegneranno le armi e verranno reintegrati nella vita civile.

Non dobbiamo dimenticare però che la guerriglia in Colombia non era composta solo dalle FARC, c’erano anche altri gruppi più o meno potenti. Il secondo più importante è appunto l’ELN, storico esercito nato nel 1964 e fondato non da contadini, come invece le FARC, bensì da intellettuali ispirati dall’ideologia marxista e dalla rivoluzione cubana. Nel 1965 è avvenuto un grosso cambiamento con l’arruolamento nell’ELN del prete Camilo Torres Restrepo, ucciso solo poche settimane dopo in uno scontro con l’esercito. Da quel momento in poi questa guerriglia ha acquisito una certa ispirazione religiosa e altri preti e monaci hanno deciso di entrarne a far parte. Le idee rivoluzionarie si mescolavano così alla teologia della liberazione.

La notizia che stamattina apre tutti i giornali colombiani è proprio che da oggi hanno inizio i colloqui di pace tra il presidente Santos e l’ELN, che si svolgeranno a Quito, in Ecuador. L’agenda delle negoziazioni di pace contiene 6 punti chiave: partecipazione della società nella costruzione della pace, democrazia per la pace, trasformazioni per la pace, vittime, fine del conflitto armato e implementazione. Questi ultimi tre sono comuni all’accordo con le FARC, mentre i primi tre sono differenti: in effetti, l’ELN pretende di dare molto più protagonismo alla società civile e di concentrarsi in particolare sul tema dello sfruttamento della terra e delle risorse.

Scrive l’ELN in un comunicato del 2 gennaio: “Nonostante [l’accordo con le FARC], nel Paese si mantengono le stesse condizioni di sfruttamento, impoverimento, esclusione, persecuzione e eliminazione politica; marginalizzazione e criminalizzazione sociale; depredazione ambientale ed ecologica; cessione della sovranità e dei beni pubblici agli interessi stranieri; vale a dire, persistono le cause che originarono e esacerbarono il conflitto sociale e armato”. Quanto ci vorrà per giungere a un accordo ancora non si può prevedere, si pensi solo che i colloqui con le FARC sono durati 4 anni. Il presidente Santos ha dichiarato che la negoziazione poteva essere rapida, approfittando dei passi avanti raggiunti con le FARC, ma l’ELN ha messo in chiaro che si tratta di due processi diversi e che ciascuno andrà avanti coi suoi tempi.

Nello stesso comunicato, il gruppo guerrigliero esplicita che “il processo che stiamo portando avanti non è di sottomissione o imposizione unilaterale, bensì di cercare un avvicinamento, una costruzione mutua e concertata con la società, con l’intento di concordare i cambiamenti che ci permettano di costruire un processo di pace giusto”. Ai colloqui a Quito l’ELN arriva rafforzato dal punto di vista militare, sia a causa della smobilitazione delle FARC, che hanno abbandonato i loro territori e le basi strategiche, sia per la lotta contro i paramilitari, che ora si sta facendo ancora più dura. Potrebbe trattarsi semplicemente di un’accelerazione della guerra mirata a poter negoziare con il governo con più munizioni e proiettili, oppure questa potrebbe diventare una scusa per ostacolare un accordo imprescindibile per poter vivere, un giorno, in una Colombia in pace.

Articolo già pubblicato sul sito di Q Code Magazine.

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