di Alice Facchini

14 febbraio 2017 – A proposito di biblioteche, paragone Bologna Medellin.

Qui in Colombia, nella famigerata Medellin, ne abbiamo visitata una che si trova nella Comuna 13, una delle zone più povere e violente della città (altro che piazza Verdi). Negli anni ’90 in quel quartiere c’era più di un omicidio al giorno, le bande criminali si scontravano per accaparrarsi il mercato della droga e intanto i giovani morivano, o di overdose o ammazzati.

Cosa fare per risollevare una situazione così? Il comune ha pensato di costruire una biblioteca aperta a tutti, soprattutto a chi veniva etichettato come “pericoloso” e “senza speranza”. La cultura diventa così un’alternativa alla violenza.

Oggi entrare in quella biblioteca mette di buon umore: i bibliotecari sono in realtà psicologi e operatori sociali; ci sono corsi gratuiti e aperti a tutti; ma soprattutto c’è uno spazio speciale per i bambini, dove possono fare i compiti, leggere libri o stare su internet in maniera controllata, con una persona che li aiuta. Così poco a poco il quartiere è cambiato e ora la Comuna 13 è uno spazio vivibile, di tutti.

A Bologna, nel frattempo, nella biblioteca di via Zamboni 36 (dove io ahimé tante volte ho preparato esami) hanno messo i tornelli. Ora serve il badge universitario per entrare. Motivazione: basta con i drogati e i nullafacenti, lasciamoli fuori e facciamo entrare solo gli studenti “per bene”. Una biblioteca che esclude, quindi, invece di accogliere e trasformare.

Poi per favore non lamentiamoci del solito degrado di piazza Verdi.

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