Alla fine di settembre 2016, Alice Facchini e Alessandro Piro sono partiti per il Sud America, per intraprendere un viaggio che li porterà ad attraversare un numero indefinito di paesi e che durerà un numero imprecisato di mesi. L’unica tappa certa è quella iniziale: l’Ecuador. Gli spostamenti potranno avere velocità diverse e le distanze appariranno più grandi quando per percorrerle si utilizzeranno le suole delle scarpe invece delle ruote di un autobus o di una rotaia di un treno. Per raccontare questa realtà percepita, questa geografia distorta, questo percorso improvvisato, accidentato, ricamato dal caso, è nata la rubrica “Distanze sudamericane”. Buona lettura.

di Alessandro Piro

31 maggio 2017 – “Non si vende l’eduzazione”. Con questo slogan, nel 2011, gli studenti delle scuole superiori e delle università bloccarono il Cile. Organizzarono grandi manifestazioni e occupazioni che portarono in piazza fino a 600 mila persone. Il motivo della protesta era l’eccessivo costo dell’istruzione. Da quelle contestazioni partì un movimento internazionale che coinvolse altri paesi in tutto il mondo. Le proteste del 2011 sono figlie dei moti studenteschi cileni del 2006, che mobilitarono anche in quel caso centinaia di migliaia di persone e presero il nome di “rivoluzione dei pinguini”, dovuto alla tradizionale divisa che devono indossare gli studenti delle superiori.

Il volto della protesta degli studenti cileni era Camila Vallejo che divenne il personaggio del momento, raggiungendo una fama internazionale. Qualche mese dopo però la lotta finì nel dimenticatoio e i giornali non ne parlarono più. A spiegare cosa sia successo da allora è Gabriel Gonzalez studente dell’Università del Cile, che nel 2011 era uno dei leader del movimento come studente delle scuole superiori e ora sta terminando l’università.

Entrando nella facoltà di filosofia tutto sembra estremamente simile ad un qualsiasi padiglione di un’università italiana. È mattino e stanno per cominciare i corsi. Qualcuno è in ritardo e ha il passo svelto, altri hanno tempo e bevono una tazza di caffè solubile al bar. Sono simili anche i vestiti dei ragazzi e i tagli dei capelli. Se non fosse che i graffiti e i murales con frasi inneggianti a manifestazioni o a slogan politici siano in spagnolo sembrerebbe di essere in Italia.

Gabriel arriva e lo si confonde tra gli altri studenti, indossa un maglioncino e dei jeans e ha l’aspetto da bravo ragazzo, non si direbbe che sia stato lui, un paio di anni fa, ad essere stato pestato dai carabinieri quando si trovava a capo di una manifestazione. O che nel 2011, sotto la presidenza del conservatore Sebastian Piñera, fosse il leader di un’occupazione che nella sua scuola durò 8 mesi, così come successe in altre 500 scuole in tutto il paese. Alla domanda sulle cause dell’attuale situazione di stallo nelle proteste mi spiega che “il secondo governo Bachelet, partito nel 2014, aveva promesso di soddisfare le richieste degli studenti. Hanno fatto qualcosa ma assolutamente non paragonabile alla gratuità dell’istruzione che chiedevamo. Hanno inserito un sistema di borse di studio per la fetta di popolazione più povera, ma si tratta di una ristretta minoranza, l’istruzione in Cile continua a non essere un diritto ma un privilegio per pochi. Il problema è che i media hanno hanno lasciato intendere che il governo ha soddisfatto le richieste degli studenti come promesso, quando così non è”.

Secondo Gonzalez, in Cile c’è una diffusione ampia di università private e per quelle pubbliche l’ingresso è a numero chiuso e limitato, con prove d’ingresso molto proibitive. Queste ultime in ogni caso hanno un costo elevato che per le università private è più alto. Con il sistema di agevolazione che concede borse di studio solo a chi ha un reddito estremamente basso, di fatto ad avere accesso all’università è soprattutto la classe più abbiente del paese.

Un’altra forma promulgata anche dall’attuale Governo è un sistema di credito per cui lo studente riceve da una banca un prestito durante gli anni di studio, lo Stato rimborsa immediatamente la banca e lo studente paga il debito allo Stato negli anni successivi alla laurea, quando presumibilmente starà lavorando. Gabriel Gonzalez vede questo sistema come “conveniente solo per le banche, che intascano il valore del prestito con gli interessi e senza rischiare nulla. Lo Stato potrebbe gestire in forma diretta il prestito, spendendo meno. È una delle richieste del movimento studentesco disattese dal governo”.

A questo punto la nostra discussione verte sul reale impatto avuto sulla società cilena da quella protesta che partì dagli studenti e che poi coinvolse operai delle miniere, impiegati pubblici e in definitiva divenne la voce di una rivolta sociale. “L’impatto maggiore è stato l’ingresso in politica dei protagonisti delle proteste di allora, che” spiega Gabriel “hanno preso strade molto diverse. Camila Valejos è deputata nazionale del Partito Comunista che supporta un governo di larghe intese dove è presente anche il governo attuale di Bachelet (che era al potere anche durante le prime rivolte del 2006). Altri due protagonisti delle proteste studentesche, Gabriel Boric e Giorgio Jackson, sono stati eletti in parlamento e hanno aderito al cosiddetto Fronte amplio, un movimento alternativo al governo e di rottura con i partiti tradizionali, che racchiude esperienze di antagonismo politico”.

Secondo Gonzalez, “loro stanno facendo un grande lavoro, cercando di cambiare da dentro le cose, però in Cile è difficile riuscirci, anche con ruolo politico importante, perché i poteri degli impresari sono superiori a quelli dei politici, sono loro che hanno il controllo di apparati della giustizia. A questo si somma che detengono anche il controllo 90% dei mezzi di informazione. Praticamente sono intoccabili”.

Gonzalez nell’esporre le sue idee è molto deciso e coinvolto, sente come sua la lotta studentesca, però non perde mai il controllo e le sue emozioni sembrano contenute dai suoi modi seri. I suoi occhi però si riempiono di fervore quando rivendica il successo ottenuto dall’esperienza della protesta studentesca, che dice aver “delegittimato il potere, denudato il re, perché ha creato la possibilità di socializzare la democrazia per la prima volta. In passato era impossibile a causa della paura ereditata dal regime militare, della sfiducia verso i mezzi democratici a della corruzione dei governi della concertazione avvicendatisi nei 28 anni seguiti alla fine della dittatura”.

Prima di salutarci, Gonzalez racconta del futuro che intravede per il movimento studentesco: “Sembra paradossale, ma se vincerà la destra alle prossima elezioni nazionali del 2018, credo che questo risolleverebbe il movimento studentesco, anestetizzato dalle false promesse dei governi della concertazione che hanno illuso e indebolito il nostro movimento”.

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