Il luna park è il riflesso di una comunità sospesa nel tempo, un luogo con tanti specchi, che accanto all’immagine dei visitatori lascia trasparire i volti e le storie dei giostrai, con tutto il loro carico di tensione tra nomadismo e sedentarietà, sogno e mestiere, modernità e tradizione. Come si organizza questa comunità? Quali riti scandiscono l’esistenza dei suoi protagonisti? “L’ultimo dei giostrai” di Alice Facchini e Daigoro Fonti è il lavoro scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching in piazza di Meglio di un romanzo, il progetto pensato da Festivaletteratura per promuovere tra i più giovani il giornalismo narrativo, organizzato in collaborazione con LUISS Writing Summer School

 

Sharon è nata e cresciuta dentro al luna park. Figlia di giostrai, ha scelto di proseguire il mestiere e oggi gira gran parte della Sicilia occidentale con la sua carovana e la sua giostra. Eppure non si considera nomade, anzi: la sua vita le sembra molto più sedentaria di quella di tanti altri che per lavoro sono costretti a spostarsi.

Ogni anno facciamo sempre le stesse tappe: la nostra base è Agrigento, dove trascorriamo la maggior parte dell’anno, mentre in inverno andiamo nella zona di Palermo per due mesi e mezzo, e poi un altro mese e mezzo in provincia di Trapani. È difficile da spiegare perché in effetti mi sposto, ma comunque ho una mia stabilità.

La maggior parte di noi giostrai vive nelle carovane, che sono case normalissime, solo che hanno le ruote. Chissà, magari la gente si immagina le roulotte che si vedono nei film, con una sola stanza e senza elettricità. Ma non è affatto così. La mia carovana è grande 40 mq, ha due camere, il soggiorno, la cucina, il bagno, un balcone e anche una verandina. Dentro c’è tutto, lavatrice, lavastoviglie, asciugatrice, tv e aria condizionata in ogni stanza.

Leggi il reportage completo sul sito di Festivaletteratura.

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