Il luna park è il riflesso di una comunità sospesa nel tempo, un luogo con tanti specchi, che accanto all’immagine dei visitatori lascia trasparire i volti e le storie dei giostrai, con tutto il loro carico di tensione tra nomadismo e sedentarietà, sogno e mestiere, modernità e tradizione. Come si organizza questa comunità? Quali riti scandiscono l’esistenza dei suoi protagonisti? “L’ultimo dei giostrai” di Alice Facchini e Daigoro Fonti è il lavoro scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching in piazza di Meglio di un romanzo, il progetto pensato da Festivaletteratura per promuovere tra i più giovani il giornalismo narrativo, organizzato in collaborazione con LUISS Writing Summer School

Pino Piccolo è un mastro giostraio di vecchia generazione, erede della tradizione più pura e antica. È nato e cresciuto nel luna park e negli anni ha visto questo mondo cambiare e modernizzarsi per restare al passo con i tempi. Per Pino, le giostre sono tutto e non ha mai pensato di cambiare mestiere. Così, quando suo figlio Daigoro gli ha detto che voleva abbandonare il luna park per diventare fotografo, all’inizio non è stato facile accettarlo.

Pino Piccolo: “Quando ero piccolo io non esistevano le roulotte, con la mia famiglia vivevamo in un autobus trasformato internamente e riconvertito in un camper. A quei tempi le giostre venivano montate nei centri storici e, quando arrivavamo coi camion, i bambini ci correvano dietro entusiasti. Ora invece si è perso questo senso di festa. Nei centri storici tutti gli spiazzi sono adibiti a parcheggio, quindi il luna park si è spostato sempre più in periferia. La gente esce sempre di meno e noi lavoriamo soprattutto il sabato e la domenica. Ogni anno, dobbiamo sempre portare qualche attrazione nuova, se no le persone si stancano”.

Daigoro: “Ogni volta che cammino per il luna park vedo i ragazzini incollati ai loro cellulari: passano la serata così, magari non salgono neanche una volta sulle giostre. È una scena che mi sorprende sempre. Forse è anche colpa della crisi economica, per alcuni le giostre sono troppo care ed è difficile che ci si possa permettere più di un paio di giri a serata. Ma a parte questo, credo che il cambiamento sia anche generazionale”.

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