Il luna park è il riflesso di una comunità sospesa nel tempo, un luogo con tanti specchi, che accanto all’immagine dei visitatori lascia trasparire i volti e le storie dei giostrai, con tutto il loro carico di tensione tra nomadismo e sedentarietà, sogno e mestiere, modernità e tradizione. Come si organizza questa comunità? Quali riti scandiscono l’esistenza dei suoi protagonisti? “L’ultimo dei giostrai” di Alice Facchini e Daigoro Fonti è il lavoro scelto nel 2017 dalle giurie dei pitching in piazza di Meglio di un romanzo, il progetto pensato da Festivaletteratura per promuovere tra i più giovani il giornalismo narrativo, organizzato in collaborazione con LUISS Writing Summer School

Daigoro viene svegliato dal suono della pioggia. Non è più abituato a dormire in camper, dove i rumori esterni si percepiscono con grande chiarezza, come se il fuori invadesse il dentro senza neanche bussare. Quando era più giovane viveva lì, quella era stata la sua casa per quasi dieci anni, ma ora non è più abituato a quegli spazi stretti e agli spostamenti di città in città.

“Tornare nel luna park per me significa tornare a casa. Qui ci sono i miei genitori, mio fratello, gli zii, i cugini… A volte sento la mancanza di questo posto, anche se alla fine l’essermi allontanato mi ha fatto capire tante cose”. Si stiracchia e apre la finestrella per guardare fuori: davanti a lui le carovane degli altri giostrai sono fradice sotto la pioggia battente, le verandine sono allagate, le tende sbattono con forza. In giro non c’è nessuno, tranne due donne che raccolgono velocemente i panni lasciati fuori ad asciugare.

“Quelle sono mia mamma e mia zia”, spiega Daigoro. “Le donnenel luna park hanno un ruolo fondamentale: di giorno accudiscono i figli, badano alle faccende domestiche e amministrano il bilancio familiare, di sera stanno in cassa e vendono i biglietti”.

Daigoro si veste velocemente ed esce, correndo sotto la pioggia per pochi metri prima di entrare nella carovana dei suoi genitori. Sono quasi le dieci di mattina e lo staranno sicuramente aspettando per il caffè. Claudia, sua madre, è già alzata e lo accoglie con un bacio sulla guancia. Pino Piccolo, il padre, è ancora a letto, ma appena sente i suoi passi si sveglia.

“Daigoro, oggi ci devi dare una mano, dobbiamo montare la giostra e non abbiamo molto tempo”. Quando il figlio è lontano, Pino deve fare affidamento solo sul lavoro degli operai, che lo aiutano a montare e smontare e si occupano delle piccole manutenzioni. Ma oggi c’è Daigoro, un paio di braccia in più che faciliteranno molto il lavoro.

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