Oggi il mercato vegano in Italia vale 850milioni di euro, e così alcune grandi aziende (tra cui McDonald’s e Coca Cola) stanno provando ad approfittarne. L’inchiesta sul sito di Internazionale.

di Alice Facchini

Una sottile pasta sfoglia arrotolata forma piccoli cannoli farciti con crema di zabaione. Due strati di pan di Spagna racchiudono la confettura di albicocche e si confondono sotto una colata di glassa al cioccolato. Biscotti inzuppati nel caffè si alternano alla crema e costruiscono torri mignon di tiramisù monoporzione. Potrebbe sembrare il paradiso di Willy Wonka, invece siamo a Torino, nella pasticceria Ratatouille, ed è tutto vegano, preparato senza uova, latte o derivati animali.

“È importante dimostrare che essere vegani non è un sacrificio, ci si può godere la vita e apprezzare il buon cibo”, spiega Silvia Voltolini, proprietaria del locale insieme al marito pasticcere, Fabrizio Trevisson. “I dolci vegan non sono solo la tortina all’acqua o la crostatina di carote, esistono anche i babà e la torta triplo strato di panna. È importante far capire che il consumo di un dolce, che in un certo senso è anche un lusso, non deve passare per forza per l’uccisione di un animale”.

Quando hanno cominciato, sette anni fa, il veganismo era ancora poco conosciuto in Italia e c’era diffidenza nei confronti di questa scelta. “Abbiamo dovuto fare tutto di nascosto: pasticcino dopo pasticcino, Fabrizio ha ricreato i dolci classici in versione vegana, senza stravolgerne il gusto, affinché la clientela non storcesse il naso. In un angolino della vetrina avevamo scritto ‘vegan’, in piccolo, ma per fortuna molti non se ne accorgevano, ci facevano solo i complimenti perché i nostri dolci erano più leggeri”.

La scelta vegana
Le ragioni per cui le persone scelgono di passare a un’alimentazione vegana sono tante. C’è chi lo fa per i benefici per la salute, chi perché è contro i maltrattamenti e l’uccisione degli animali, chi per ridurre le emissioni di gas serra, la deforestazione e il consumo di acqua. Qualche numero aiuta a capire queste scelte.

Un rapporto della Fao del 2006 mostra che oggi un quarto delle terre emerse è usata per far pascolare il bestiame, e un terzo di tutti i terreni coltivati serve per produrre mangime per animali. Una dieta vegetariana mondiale potrebbe sfamare 6,2 miliardi di persone, mentre un’alimentazione che comprenda anche solo il 25 per cento di prodotti animali può dar da mangiare a solo 3,2 miliardi di abitanti.

Gli allevamenti sono inoltre un fattore centrale nella deforestazione, soprattutto in America Latina, dove i pascoli occupano il 70 per cento di quella che un tempo era foresta amazzonica. E poi c’è il problema dei gas serra: secondo la Fao gli allevamenti sono responsabili del 14,5 per cento delle emissioni globali, alla pari di auto, treni, aerei e navi messi assieme. Uno studio dell’università di Siena mostra che il 74 per cento delle emissioni mondiali di metano è prodotto dai bovini, ma il loro numero è in aumento.

 

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