Nella casa circondariale bolognese arriva la prima proiezione nella sala cinematografica AtmospHera, prima in Italia aperta al pubblico dentro a un carcere: sullo schermo “Ammore e malavita”, seguito dall’incontro con i registi Manetti Bros. Fiore: “Vogliamo rendere straordinario quello che per noi è ordinario: andare al cinema e guardare un film”

di Alice Facchini

BOLOGNA – “Quanto è costato il film?” “In quante lingue è stato tradotto?” “La protagonista è marocchina?” “A Napoli la vita è ancora così?” “In futuro vi piacerebbe girare un film anche qui nel penitenziario?” Sono tante le domande che arrivano ai registi Manetti Bros dalla curiosissima platea di AtmospHera, il nuovo cinema di Bologna nato all’interno della casa circondariale Rocco D’Amato, primo in Italia aperto al pubblico dentro a un carcere. È appena finita la proiezione di “Ammore e malavita”, la prima della nuova sala finanziata dal Gruppo Hera, e seduti sulle poltroncine ci sono un centinaio di detenuti, insieme alle autorità, ai giornalisti e ai volontari delle associazioni che lavorano nell’istituto penitenziario. “La cosa bella è che nelle scene d’azione, nei momenti di suspense, arriva la battuta comica: il film è stato stupendo, ci siamo divertiti”, ringraziano i detenuti.

Il cinema si trova proprio all’interno di un braccio del carcere della Dozza, a cui si accede superando una serie di cancelli e due cortili interni. Oltrepassata la barriera che porta nel quinto sbarramento, spunta il primo cartello: un semplice foglio A4, con una freccia a destra e la scritta “Sala AtmospHera”. Percorriamo un lungo corridoio dal soffitto basso, intervallato da grosse telecamere di sicurezza: dritto, destra, sinistra. Le finestre strette con le sbarre verniciate di un blu acceso non fanno entrare abbastanza luce e le lampade al neon sono accese per illuminare l’ambiente. Superiamo il locale della lavanderia e finalmente ci siamo: appena entrati nel cinema, i detenuti già seduti in platea si voltano a guardare chi sarà con loro a vedere il film.

La platea è piena, tanto che gli agenti devono portare delle sedie in più. Uno schermo fisso è appeso al centro, le finestre sono coperte da tende oscuranti e sulle pareti sono incollati rossi pannelli fonoassorbenti, per migliorare l’acustica. “Da oggi a Bologna c’è una nuova sala cinematografica – afferma Angelita Fiore, presidente dell’associazione Cinevasioni, introducendo la proiezione –. Vogliamo rendere straordinario quello che per noi è ordinario: andare al cinema e guardare un film”. E aggiunge Filippo Vendemmiati, che nel 2015 ha ideato il primo progetto di cinema in carcere: “Il nostro obiettivo non è portare le star qui dentro, ma creare sistemi di relazione nel carcere attraverso il cinema: noi siamo solo il proiettore, il film siete voi”.

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Foto di Alessio Cremonini.