Si chiama Daniele Bonvento e a Pozzallo si occupa dei funerali dei migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo. “È un lavoro durissimo: le salme sono in condizioni disastrose, il compenso è basso e il Comune ci paga con enorme ritardo. In più i cimiteri sono sovraffollati e per trovare posto dobbiamo girare per tutta la provincia”

di Alice Facchini

POZZALLO – “Tutto inizia con una telefonata della Procura, che mi avvisa che c’è stato un naufragio. Mi comunicano quando sbarcherà la nave dei migranti e quanti sono i corpi dei defunti. A quel punto mi preparo per andare al porto con tutta l’attrezzatura”. A Pozzallo, sulla costa nel profondo sud della Sicilia, Daniele Bonvento con la sua impresa funebre Padre Pio da diversi anni si occupa delle salme dei migranti morti nel Mediterraneo. Ha 35 anni e ha ereditato l’attività da suo padre, che già tanti anni fa trattava i corpi degli stranieri che morivano lontani dalla loro casa. “Fino a dieci anni fa organizzavamo molti rimpatri di salme: le comunità del paese d’origine o le associazioni musulmane sul territorio si attivavano con delle raccolte fondi per pagare le spese, che si aggirano intorno ai 2-3 mila euro per persona. Quando i morti sono diventati troppi, però, non è stato più possibile”.

Quando in mare vengono trovati corpi di migranti naufragati, la Procura apre un’indagine contro ignoti e il Comune contatta l’impresa funebre per l’inumazione delle salme: “Arriviamo al porto con le casse in acciaio per il recupero salme, poi numeriamo i corpi insieme alla scientifica. A volte nelle loro tasche troviamo degli oggetti: cellulari, soldi, bigliettini con indirizzi o numeri di telefono. Poi li trasportiamo in ospedale o nella camera mortuaria per l’ispezione cadaverica e l’autopsia del medico legale, e infine li spostiamo nelle bare. A quel punto, le salme sono già in condizioni disastrose”.

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