Un caso di discriminazione: Nipa Islam, 22 anni, di origine bengalese, dopo aver vissuto 16 anni a Bologna ed essersi diplomata in ragioneria con ottimi voti oggi è alla ricerca di un lavoro, ma nessuno la assume. “Mi chiedono perché lo tengo e mi invitano a toglierlo: ma per me sarebbe come rinunciare alla mia identità”

Articolo uscito su Redattore Sociale.

BOLOGNA – “Mando una decina di curriculum al giorno, ma l’esito è sempre lo stesso: mi dicono che ho un ottimo curriculum e che possiedo tutte le competenze necessarie, ma poi mi chiedono perché porto il velo e mi fanno capire che sarebbe meglio che lo togliessi. E così oggi sono ancora senza lavoro”. A parlare è Nipa Islam, 22 anni, di origine bengalese, che da 16 anni abita a Bologna. Due anni fa Nipa si è diplomata con ottimi voti all’istituto tecnico Manfredi-Tanari e oggi sta cercando lavoro, ma nessuno la assume perché indossa il velo. L’ultimo no è arrivato proprio pochi giorni fa: “Sto facendo colloqui in ambito amministrativo e contabile. Ho studiato tanto per diplomarmi in ragioneria e mi sono impegnata molto per imparare bene l’italiano: ora non voglio accettare un lavoro qualsiasi, ad esempio come donna delle pulizie o come venditrice porta a porta”.

Quello di Nipa è lo Hijab, ossia il velo che lascia scoperto il volto. Durante i colloqui, la ragazza ha subito forti pressioni rispetto al suo abbigliamento: dopo le classiche domande sulle sue competenze, dove spesso i datori di lavoro si dimostravano entusiasti, iniziavano a chiederle perché porta il velo, facendole capire che quello sarebbe stato un ostacolo all’assunzione. “Cercavano di convincermi a toglierlo, chiedendomi perché non mi adeguo del tutto alla cultura italiana, visto che ormai vivo qui da tanti anni. Ma io mi sento emancipata abbastanza per poter scegliere da sola. Sono affari miei: perché devo abbandonare la mia cultura? Per me togliere il velo sarebbe come rinunciare alla mia identità. Io sono una delle tante ragazze che ricevono questo tipo di pressioni: molte non ne parlano perché hanno paura”.

L’episodio più emblematico è avvenuto due mesi fa durante un colloquio in uno studio legale. “L’avvocato mi ha detto esplicitamente che non vuole assumere una donna con il velo perché a Bologna non lo fa nessuno e non vuole essere la prima a cominciare. È stata la prima a parlarmi in maniera così diretta. E poi mi ha spiegato che i suoi clienti farebbero tante domande, e lei non può perdere tempo a rispondere a tutti. Io però non capisco: ci dovrà pur essere qualcuno che inizia a impiegare persone con il velo, se nessuno comincia saremo sempre al punto di partenza. Bologna è una città multietnica, dove si incontrano culture diverse: la diversità, anziché spaventare, dovrebbe essere considerata una ricchezza”.

L’articolo completo sul portale Redattore Sociale.